La sindrome di Stoccolma e le banlieue svedesi
Roma, 24 mag. (TMNews) - Una decina di auto in fiamme, due scuole e un commissariato di polizia attaccati, nella quinta notte consecutiva di scontri nella periferia di Stoccolma, abitata prevalentemente da popolazione straniera. Otto persone sono state arrestate nel corso degli incidenti, ma non risultano feriti, secondo quanto indicato dalla polizia svedese all’agenzia TT. Circa 300 i giovani che hanno dato vita agli scontri e che hanno attaccato le forze di polizia e i pompieri con lancio di pietre.
I disordini, che hanno macchiato l’immagine di nazione pacifica ed egualitaria di cui la Svezia godeva all’estero, hanno scatenato un dibattito nel Paese sull’integrazione degli immigrati, che formano il 15 per cento della popolazione. Molti degli immigrati che arrivano nel Paese grazie alla generosa politica sui rifugiati, faticano a imparare la lingua e trovare un impiego malgrado i numerosi programmi predisposti dal governo.Il portavoce della polizia, Kjell Lindgren, ha riferito che i rivoltosi sono un «mix di qualsiasi tipo di gente», giovanissimi, ma anche trentenni, stranieri, come svedesi, non c’è un gruppo definito.
Le violenze sono cominciate nel sobborgo povero, abitato in prevalenza da immigrati, di Hubsy, giorni dopo che il 13 maggio la polizia aveva ucciso un sessantanovenne armato che aveva minacciato gli agenti con un machete.Anche le socialdemocrazie piangono e nascono insapettate conflittualità. Inutile nascondersi dietro un dito: i fatti di Londra e di Milano, così come le cinque notti di scontri a Stoccolma pongono un ulteriore problema di marginalità. Gli ultimi sono sempre più ultimi e i “penultimi” in modo miope sono pronti a puntare il dito contro chi sta sotto di loro, senza rendersi conto che così saranno i prossimi obiettivi di una società sempre più egoista e conflittuale (“Disoccupati contro immigrati”: sulla teoria del conflitto sono stati spesi fiuni d’inchiostro ma forse sarebbe il caso di rileggersi tutto…). Non è la diversità ma la marginalità il problema. Un ultimo ci sarà sempre, se non si ribalta la prospettiva si entra solo in una infinita spirale di violenze in una guerra fra poveri, il cui sangue “i ricchi” vedranno attraverso il plasma dei loro schermi televisivi a infiniti pollici. Pronti a girare i loro pollici dalle unghie ben curate verso il basso borbottando “schiacciateli senza pietà”.
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